IL PRIMO OTTOCENTO

Storia del Giardino

Morto Antonio nel 1743, i figli Giovanni e Cosimo Maria non apportarono modifiche a Villa e giardino. La Villa di Sesto arrivò dunque in questo impianto agli inizi dell’Ottocento, quando si diffonde rapidamente anche a Firenze la nuova moda e la nuova estetica del giardino all’inglese. Il primo a realizzarne uno fu proprio un marchese Corsi, Tommaso, che nel 1790 acquistò il terreno in via Romana a Firenze e incaricò l’architetto Giuseppe Manetti di progettare quello che può essere considerato il primo giardino all’inglese di Firenze, il Giardino d’Annalena, realizzato tra il 1801 e il 1810. Dopo di lui, più o meno tutti lo seguirono, dai Serristori ai Corsini, dai Guicciardini ai Mozzi Bardini e i della Gherardesca, fino ad arrivare a quel capolavoro che è il giardino del marchese Pietro Torrigiani sotto la direzione di Luigi de Cambray Digny.

Anche il giardino di Sesto viene modificato nel nuovo secolo con un rinnovamento radicale in questa direzione. Nel 1815, seguendo il nuovo gusto della bellezza naturale, «il nuovo sentimento ricercato nella natura, nell’ombra dei boschi, verzura dei prati, il mormorio dei ruscelli, … il bello trascurato privo di ricercatezza», all’impianto barocco viene affiancata la novità di un’ampia parte a bosco. Voluto dal marchese Amerigo – figlio di Cosimo Maria e nipote di quel nonno Antonio che aveva realizzato i grandiosi lavori di metà Settecento -, lasciando inalterate le trasformazioni barocche prospicienti la Villa, il nuovo intervento si concentrò nella zona a levante, prima occupata dal selvatico e dall’orto, realizzando un vasto giardino paesaggistico con al centro un laghetto artificiale con isola e ponticello, con nei pressi una fonte circolare, e due montagnole: una presso il prato davanti alla galleria, l’altra nell’angolo sud-est, dove fu costruita anche una grotta per simulare lo sgorgare naturale dell’acqua che alimentava il laghetto.

Il Belvedere

Il Belvedere è un punto panoramico posto all’estremo angolo orientale del muro di cinta e consentiva di gettare un ampio sguardo sulle campagne a sud est della Villa. Si raggiungeva con un piccolo sentiero nascosto alla vista da una folta barriera di cespugli, come a isolarlo dal resto del bosco. È proprio nell’Ottocento che si diffonde l’idea del giardino anche come luogo di contemplazione e di sogno, non solo di svago e divertimento, e un luogo appartato, seppur piccolo, creava le condizioni per questa evasione per lo spirito.

Il bosco e il laghetto

Al centro del nuovo progetto nella parte a levante del giardino, fu posto un laghetto artificiale con una isoletta, dove fu costruita una piccola capanna rustica, raggiungibile tramite un ponticello in pietra con corrimano e cancelletti in ferro battuto. Nel laghetto c’erano anche delle barchette per romantici svaghi e brevissime gite. Attorno al laghetto, un fitto bosco di alberi e cespugli tipici della flora toscana, in particolare della macchia mediterranea, alcuni dei quali prelevati direttamente dalla vasta tenuta di famiglia nella Maremma grossetana.