Le prime trasformazioni del giardino avvennero intorno alla metà del Seicento, quando il marchese Giovanni e suo fratello monsignor Lorenzo Corsi affidarono nuovi lavori a Gherardo Silvani tra il 1627 e il 1641. Oltre alla Villa, i lavori riguardarono profondamente anche il giardino, che così acquistò particolare estensione e ricercatezza, sia per la cura dedicata ai giochi d’acqua, sia per l’impianto architettonico che trasformò il giardino in una sontuosa scena teatrale interfacciata al fronte architettonico della Villa. Davanti la facciata, due piccole vasche ellittiche ancor oggi esistenti introducevano al nuovo giardino all’italiana, con aiuole rettangolari bordate da siepi di bosso con al centro una piccola vasca rotonda. Alle due estremità furono create una lunga peschiera e un selvatico (cioè un boschetto di sempreverdi). Dal lato della peschiera, separato da un muro, venne realizzato anche un orto dal disegno stellare, chiuso su tre lati da una parete di cinta e sul quarto dalla limonaia. Tra la peschiera e il muro dell’orto stellare fu poi creata la grande vasca delle Cinque Fonti.
La vasca tonda del parterre
La vasca tonda di levante costituisce oggi il centro del parterre, sulla falsariga del disegno seicentesco del giardino recuperato da Giulio Guicciardini Corsi Salviati ai primi del Novecento. In questo periodo la vasca fu riportata alle attuali linee, ricreandole attorno spazio e luce, per esaltarne la lineare semplicità delle forme. Come si osserva anche nelle foto di fine Ottocento, al centro della vasca, adesso sormontata da un’aquila, spiccava una statua bronzea di Mercurio, di Zanobi Lastricati.
La grande vasca tonda
La creazione della grande vasca tonda, una volta denominata delle Cinque Fonti per il numero dei suoi alti zampilli, risale alle modifiche del giardino volute alla fine del Seicento da Antonio Corsi, figlio di Giovanni e dunque nipote di monsignor Lorenzo. Insieme alla vicina peschiera lunga, questa vasca costituiva uno dei fulcri del complesso impianto di gestione e distribuzione delle acque del giardino, convogliate tramite lunghe condutture che facevano capo alle sorgenti sulle pendici di Monte Morello e a Colonnata. Nella stampa di Giuseppe Zocchi, datata 1744, si nota bene come la vasca rappresentasse una delle maggiori attrattive del giardino. La Vasca tonda, raffigurata in primo piano, lasciava stupiti i visitatori con i suoi cinque getti che salivano al cielo secondo la moda francese. La vasca venne costruita allargandone una preesistente, di forma ellittica che circondava un’isoletta, detta “dei conigli”, secondo una moda che tentava di riprodurre l’antico leporarium romano, ovvero la zona del giardino della villa patrizia dove si allevavano le lepri destinate alle cucine.
Loggia del Bacchino
Tra il 1636 e il 1641 monsignor Lorenzo Corsi, appassionato di uccelli canori, fece costruire una loggia sul lato occidentale della Villa, a prolungamento della Galleria vecchia da lui voluta, con la funzione di uccelliera, secondo il disegno di Gherardo Silvani. Il pronipote Antonio Corsi, quarto marchese (1685-1743) trasformò la voliera in loggia aperta con una statua raffigurante Bacco e fece affrescare a Ferdinando Melani vedute di rovine alle pareti. Poco dopo, l’ambiente fu ancora una volta trasformato e divenne Café Haus chiuso da una vetrata, rimasta poi fino ai primi del Novecento.
La statua del “Bacchino”
Dunque l’uccelliera di monsignor Lorenzo fu trasformata in loggia di piacere aperta sul meraviglioso giardino per volere di Antonio, il quale fece realizzare anche la fontana che vediamo ancora oggi. È in questa occasione che una preziosa statua delle collezioni dei Corsi, fino a quel momento conservata in una sala della villa, fu spostata nella loggia. Si trattava di un Satiro che spreme le uve realizzata nel 1595 da Pietro Bernini (sestese di nascita e padre di Gian Lorenzo). La figura del satiro, impegnato a spremere un grappolo d’uva, fu scambiata con quella di Bacco, il dio del vino, e per questo ben presto la loggia venne chiamata “del Bacchino”. Dal 1883 l’originale della statua è custodito in un museo di Berlino.
Vasca lunga
Nella vasca lunga, o peschiera, l’acqua era in perenne movimento: entravano le acque in eccesso, non impiegate nell’irrigazione, e uscivano quelle che alimentavano il canale della ragnaia (oggi, per evitare ogni possibile spreco, esiste un sistema di ricircolo e solo occasionalmente viene riversata acqua nella ragnaia). Costruita subito agli inizi delle trasformazioni del giardino sotto la direzione di Gherardo Silvani, nel 1732 venne ornata ai quattro angoli dalle statue delle Stagioni, opere di Girolamo Ticciati, scultore assai attivo nella Firenze dell’epoca (suo il grandioso altare barocco che era nel Battistero). Il tema scelto per le quattro statue fa esplicito riferimento alla ciclicità della vita del giardino e delle attività connesse alla coltivazione, sia dentro che fuori del parco, come nei tanti poderi agricoli attorno alla Villa, che fungeva da vero e proprio centro gestionale della vasta Fattoria. Purtroppo una delle statue è andata distrutta nel corso dei bombardamenti dell’ultima guerra.
Le statue del muro di cinta
Antonio di Giovanni Corsi fu l’autore di imponenti lavori alla Villa e al giardino, che popolò di decine di sculture, affidandosi soprattutto all’opera di Girolamo Ticciati, attivo tra il 1732 e il 1736 con opere realizzate in pietra arenaria. Ben diverso è il genere di soggetti raffigurati sul muro occidentale accanto alla Limonaia rispetto a quello delle statue poste sulla muraglia che separa il giardino dalla campagna. Mentre le prime statue, alcune ormai ridotte a frammenti, rappresentano antiche divinità e eroi della classicità (Diana, Apollo, Venere, Giunone, Ercole), scelti poiché tra le loro vicende se ne possono rintracciare alcune legate al tema dell’acqua, sul limitare verso i campi ecco che il muro si popola soltanto di personaggi campestri, contadini e contadine (i Villani), le cui pose e attività sono correlate all’andamento delle Stagioni, che infatti sono presenti nelle quattro grandi statue che circondano la vasca lunga.
La ragnaia
La ragnaia deriva il suo nome dalle ragne, ossia dalle fitte reti poste sopra alle pareti boschive tenute potate, spesso parallele ad un corso d’acqua, che col suo gorgogliare richiamava i piccoli uccelli. Questa tecnica di caccia veniva chiamata uccellagione. Nella ragnaia originaria della Villa, che si prolungava a partire dal muro di cinta meridionale accanto alla Limonaia, nel 1751-52 fu inserito un canaletto artificiale in laterizio di 350 metri di lunghezza, alimentato dalle acque di deflusso della vasca lunga del giardino. L’acqua fuoriusciva da un getto centrale e dagli zampilli di due delfini in pietra laterali, e il canaletto è suddiviso da tredici chiuse che generavano altrettante cascatelle. Ai due lati del canale, due percorsi pedonali interni, corredati di sedute in pietra e obelischi, permettevano di godere delle “delizie” dell’ombra e del fresco anche nelle giornate più torride. Nel 1962, la ragnaia fu tagliata in due per realizzare una nuova strada per facilitare l’accesso al centro di Sesto Fiorentino. La parte più vicina alla Villa è rimasta di proprietà privata, mentre l’altra è diventata pubblica.