GIULIO GUICCIARDINI CORSI SALVIATI E IL NOVECENTO

Storia del Giardino

Il marchese Bardo Corsi Salviati muore nel 1907 avendo avuto una sola figlia, Francesca, e tutto il suo patrimonio, il suo nome e il suo lignaggio passano a suo nipote, Giulio Guicciardini, che da quel momento assunse i cognomi del nonno al proprio. Giulio, figlio di una donna decisa e emancipata qual’era Francesca Corsi Salviati, e marito di Eleonora Pandolfini, sensibile all’arte e al bello, fu una personalità di spicco nella società dell’epoca, e sviluppò, al ritorno della Prima Guerra Mondiale, un interesse profondo per la gestione moderna delle sue vaste proprietà agricole, con un’attenzione concreta verso le fasce più povere della società, sia in campagna che in città. Nella Villa di Sesto, da lui particolarmente amata, iniziò un paziente lavoro di recupero delle forme settecentesche stravolte negli ultimi cinquanta anni. Prima di mettere in pratica questi lavori, Giulio studiò approfonditamente le carte storiche dell’archivio di famiglia, così infine da pubblicare nel 1937 una storia della Villa e del Giardino rimasta fondamentale e unica, fino alla realizzazione di un’approfondita e aggiornata monografia avvenuta nel 2020.

I primi lavori del conte Giulio

In base ai tanti documenti d’archivio da lui consultati e studiati, Giulio restaurò il giardino riportandolo alla sua forma settecentesca, ma senza distruggere totalmente ciò che i diversi periodi culturali avevano realizzato, rispettando l’arte in tutte le sue forme e riadattando gli ornamenti presenti nel giardino. Il parterre venne ricostruito col disegno che lo aveva caratterizzato nella seconda metà del Settecento, con bordature di siepi di bosso nano, con vasi di agrumi ai vertici delle figure geometriche e fioriture stagionali. Gli alberi presenti nel perimetro del parterre vennero sfoltiti e rimasero solo poche palme. Gli unici elementi rimasti inalterati nei secoli erano gli arredi lapidei (statue, orci e altro), che però erano rimasti seminascosti dalla lussureggiante vegetazione esotica, e le due piccole vasche ellittiche davanti la facciata della Villa, che per volere di Giulio furono restaurate e decorate da mosaici policromi. La due serre riscaldate, vanto di Bardo Corsi Salviati, vennero demolite.

La ripresa dei lavori dopo la Prima Guerra Mondiale

Allo scoppiare della guerra, Giulio, benché esente dalla chiamata alle armi in quanto figlio unico, scelse di partire volontario come sottotenente della Croce Rossa. Al suo ritorno dal fronte, i lavori di rinnovo del giardino poterono riprendere, e si provvide a restaurare il bosco all’inglese, che fu ridefinito con un disegno più regolare impostato su assi prospettici e canali ottici, in modo da creare una connessione tra il parco e la Villa. Il bosco venne così diviso in tre parti: la parte più vicina al parterre fu svuotata e recintata da siepi di alloro intervallate da lecci squadrati, una parte centrale che lui stesso chiamò il Giardino della Signorina, e la parte più estrema, con al centro il laghetto romantico, che non fu modificata. Lo spazio dove erano collocate le serre venne riportato a prato, come in antichità, abbattendo i cedri secolari. Alla fine del prato, sul terrapieno della montagnola, dove un tempo nasceva il ruscello che alimentava il lago, fu costruito un teatro di verzura. All’esterno, addossate al muro della villa di lato al teatrino, furono sistemate le statue settecentesche del Barbieri, già all’interno dell’abitazione.

Il Giardino della Signorina e il labirinto

Tra il giardino formale e il bosco romantico si apre un piccolo giardino quadrato, ribattezzato “della Signorina” dal conte Giulio Guicciardini Corsi Salviati dopo la nascita dell’ultimogenita Anna. L’impianto riprende il disegno del parterre in fronte alla Villa, con aiuole geometriche a prato e bordure di rose con una piccola vasca rotonda al centro, nella quale nel 1936 fu posto un bronzo dello scultore sestese Antonio Berti, adesso conservato dai discendenti, dove Anna era in piedi su una tartaruga e con in mano un pesce. Sul lato meridionale di questa parte del giardino, appoggiandosi al muro di cinta, nel 1921 Giulio volle creare un labirinto di bosso, memore di un’opera presente all’inizio del Settecento ma poi del tutto scomparsa. Non disponendo di alcuna immagine di questo antico labirinto, il disegno fu ricreato dal conte stesso desumendolo da quello del celebre labirinto di Hampton Court, con un ingresso e un punto centrale da raggiungere. Oggi le vecchie piante di bosso, purtroppo pesantemente danneggiate da parassiti, sono state potate e curate, e quelle morte sostituite da delle nuove piantine, e presto il labirinto sarà di nuovo percorribile.

Il Teatro di verzura

Il prato che si estende a partire dalla facciata orientale della Villa fu ripristinato dal conte Giulio Guicciardini a partire dagli anni dieci del Novecento, eliminando alcuni grandi esemplari di cedro del Libano, e eliminando la finta montagnola all’interno della quale era stata ricavata una grotta. A chiusura di questa zona aperta, che veniva quindi a costituire un’ampia platea, e sfruttando in parte ciò che restava dell’altura artificiale, nel 1921-22 Giulio fece costruire un piccolo teatro di verzure, con quinte in bosso, ispirandosi a quanto aveva potuto ammirare – e riprodurre sui suoi taccuini di appunti – nei giardini del castello di Mirabell a Salisburgo. Il palco era contornato da cortine sagomate di cipresso e tasso, una calotta di edera mascherava la buca del suggeritore e cipressi colonnari erano stati posti lateralmente e spuntavano da dietro le siepi di fondo. A chiusura del palcoscenico venne posta una statua d’Apollo.