Il marchese Francesco Antonio Corsi Salviati (1814-1878) fu il primo ad introdurre all’interno del vasto giardino le prime piante esotiche, seguendo anche in questo caso una moda che si stava sempre più affermando nell’intera Europa. Fu proprio per garantire la sopravvivenza di alcune di queste piante rare, tra le quali c’erano numerose palme e cicadee, che Francesco Antonio e poi suo figlio Bardo fecero costruire due serre riscaldate da stufe a vapore (con caldaia di marca inglese), il massimo della modernità e dell’opulenza. La passione per la botanica rara e esotica fu ereditata dal figlio Bardo (1844-1907), che dal 1866 dette vita a un vasto progetto di arricchimento delle specie esotiche coltivate dal padre e di incremento delle piante ornamentali. Il giardino di Bardo Corsi Salviati era una vera e propria biblioteca vegetale, famosa sia in patria che in tutta Europa, che andava di pari passo con la sua vasta biblioteca ricca anche di volumi in lingua inglese, sui quali Bardo si era formato. Questa passione per l’esotico dei due marchesi Corsi aveva però stravolto l’originaria veste barocca del giardino.
Il Mugherino del Granduca
Una delle rarità più straordinarie presenti nei giardini granducali medicei era il cosiddetto Mugherino, ovvero un particolare gelsomino doppio di Goa profumatissimo, che solo i Medici possedevano e che tenevano ben stretto e segreto. Per Cosimo III, appassionato di cioccolata, Francesco Redi archiatra del Granduca e scienziato allievo di Galileo, inventò una ricetta rimasta “segreto di Stato” per molto tempo, celebrata in tutte le corti europee. La golosità, degustabile solo alla corte, era una cioccolata al gelsomino ottenuta con una lenta odorizzazione per almeno 10 giorni per contatto della polvere di cacao in scatole di latta coi fiori del gelsomino, che venivano cambiati tutti i giorni. I Corsi nell’Ottocento entrarono in possesso del Mugherino mediceo, e gli esemplari di questo gelsomino indiano dai fiori doppi, bianchi e profumatissimi che somigliano a boccioli di gardenia erano coltivati sotto la Loggia del Bacchino.
I Ragionieri, storia di una famiglia di giardinieri
La storia familiare dei Ragionieri si intreccia con quella dei marchesi Corsi Salviati, in particolare negli anni che vanno dalla metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento, nel periodo forse più prolifico e ricco per le coltivazioni svolte negli ambienti della villa, alle quali Bardo Corsi Salviati dette decisivo impulso. Infatti Bardo elevò a livelli di fama internazionale il giardino, le serre e i vivai di acclimatazione che ospitavano particolari tipologie di piante, risultati di interessanti sperimentazioni e di costanti importazioni dai paesi tropicali. Bardo dal 1866 con Rodolfo Ragionieri capogiardiniere, dette vita ad un vasto progetto di arricchimento delle specie esotiche e di incremento delle piante ornamentali e da commercio, fra cui le Roselline di Firenze, vero vanto dei Corsi, che poi Attilio Ragionieri portò a qualità eccelsa. Attilio Ragionieri, medico e ibridatore, nato nel 1856 da Rodolfo Leopoldo che aveva lavorato nel giardino Corsi Salviati dal 1844 al 1892, discendeva da una famiglia di abili giardinieri, in quanto già il nonno paterno Giovanni Ragionieri, direttore del giardino granducale di Castello negli anni 1822-1858, era a sua volta nipote e figlio adottivo di Gaetano Gheri, che aveva ricoperto tale carica, poi lasciata in eredità, dal 1790 al 1822. Il fratello minore di Attilio, Eugenio, sarà l’ultimo dei Ragionieri attivi in Villa, lavorandovi fino al 1951.